PROGETTI

Small talk

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VIRTUALE O REALE?

L’utilizzo dell’oggetto tecnologico dà luogo a vere e proprie ritualità moderne, nuovi linguaggi, verbali e non verbali, nuovi modi di attribuzione di valore alla dimensione spazio/ temporale.
Queste nuove forme di comunicazione rappresentano un formidabile strumento che apparentemente “libera” l’uomo, semplificando le azioni che deve compiere, riducendo tempi e spazi, avvicinando le persone attraverso l’essere in continua “connessione” con gli altri.
Ma è davvero così?
Che valore ha il tempo che è stato guadagnato dall’uomo in virtù della tecnologia? Essere “connessi” continuamente con gli altri, vuol dire davvero stare-con-l’Altro o controllarlo? Quali valori assumono i rapporti tra le persone nell’era delle tecnologie smartphone?Spesso non viviamo il momento corrente, passando più tempo a fotografarlo, e si crea la paradossale situazione che in presenza di un interlocutore “reale” la nostra attenzione è piuttosto incanalata verso una pluralità di interlocutori virtuali, con un conseguente abbassamento della qualità delle conversazioni e dei rapporti umani, che rimangono a livello di superficialità, esaurendosi in getti di parole, icone, immagini. La volontà quindi di parlare di questo tema assai attuale e riconoscibile mira ad invitare il pubblico ad una riflessione sul rapporto tra la dimensione reale e quella virtuale, mettendo in luce le nuove ritualità, i nuovi linguaggi, i nuovi modi di intendere i rapporti umani.

IL VALORE DELLE RELAZIONI
Conversazioni e relazioni diventano quindi un grande Small talk in spazi aridi, finti, sintetici, di scarso interesse e contenuto, dove si vorrebbe interagire senza avere nulla da comunicare. Small talk ha in sé anche un’accezione tecnico-informatica, riferendosi ad un linguaggio di programmazione orientato alla simbiosi dell’umano con il calcolatore. Il lavoro rappresenta esso stesso un progetto dove danza, musica, luce e tecnologia collaborano in un proficuo connubio avviato fin dalla fase iniziale d’ideazione e sperimentazione. Si parla di relazioni umane scarnificate, evitando volontariamente l’incontro e l’interazione tra i corpi in movimento, di comunicazione frivola e insapore attraverso dialoghi mai faccia a faccia, di ansie ed inquietudini che si trasmettono ricreando un’ambientazione sonora e visiva ovattata e innaturale. Dopo un’indagine  iniziale molto specifica sulle gestualità e sulle ritualità in relazione all’utilizzo di strumenti tecnologici di uso quotidiano, lo studio si è naturalmente avvicinato a tematiche più ampie e provocatorie, forse anche in qualche modo scomode. Si è posta quindi l’attenzione su questioni legate alla perdita della privacy, alla creazione di spazi altri e virtuali, alla perdita di contatto con la realtà e specialmente al dualismo tra controllori e controllati impigliati in una cosi chiamata “rete padrona”.

Small talk 2

Co-produzione Compagnia Simona Bucci.

Ideazione, regia ed interpretazione:
Gruppo M.U.D. Motore di urgenze dinamiche: Martina Belloni, Maria Vittoria Feltre, Susannah Iheme, Francesca Valeri

Musica: Alberto Maria Gatti

Lighting designer : Gabriele Termine

Costumi: Matteo Pecchioli

Progetto realizzato con il sostegno di Murmuris Teatro e Versiliadanza nell’ambito di Flow – art 45 – progetto di residenza, MIBACT e Regione Toscana e con il sostegno di Centro Creazione Cultura e Vivaio del Malcantone nell’ambito del progetto “Routes to Employment / il mestiere dell’arte”.

Per(n)

Siamo figli di un’ eredità trascorsa e testimoni di un disegno universale, sordi osservatori della mobilità del divenire.Dinanzi all’incerto, alla scelta, all possibilità, la risposta dell’uomo è il silenzio e l’abbandono all’inevitabile legge della natura.

Ananke.

Spazio ignoto e materia ancestrale. Un filo  che conduce, che rivela e determina un destino comune. Fato ineluttabile.

Tre donne, tre entità, madri di tutte le creature, generatrici di ciò che è stato, che è e che sarà.

Per(n) nasce come installazione performativa realizzata in site-specific per il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato in occasione della mostra “La fine del Mondo”.
L’intento del lavoro è quello di dare voce a concetti universali interpretati in chiave contemporanea attraverso l’unione di corpi in movimento, musica live e proiezioni video, in un dialogo aperto.
La scena prende corpo con la presenza di figure femminili che si fanno portavoce di immagini allegoriche quali il fato ineluttabile e il tempo che fugge.
La frenesia dell’epoca contemporanea e l’incapacità (o la non volontà) di prendersi uno spazio per la riflessione e la percezione di sé e del proprio ruolo nella società e nel mondo, ci hanno indotto a proporre un tempo e un luogo per tale sospensione. La tensione dei corpi accompagnata e guidata da sonorità evocative genera un’atmosfera sospesa.
Il lavoro intende vivere la diversità degli spazi in cui è presentato, volendo restituire ogni volta dinamiche differenti, in un profondo ascolto dei luoghi, esattamente come uniche e irripetibili sono le esperienze di ciascun individuo.
A tal fine, in taluni casi, la proiezione video non è stata riprodotta, nella logica del rispetto e dell’ascolto dei contesti.
La scena vuole poter essere modificata, arricchita di materiali o di particolari che vengano suggeriti dalle diverse ambientazioni.
L’intento del lavoro è proprio quello di essere modificato nel luogo e per il luogo.

Ideazione, regia ed interpretazione:
Gruppo M.U.D. Motore di urgenze dinamiche: Martina Belloni, Maria Vittoria Feltre, Susannah Iheme, Francesca Valeri.

Musica:
Alberto Maria Gatti

Live Media:
Edoardo Berti

Scenografie:
Giacomo Bartoli

Costumi:
Germana Valeri

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